Monza e la Brianza tra storia e natura
Natura e antropizzazione sono elementi costitutivi e indissolubili di ogni paesaggio. Oggi non esiste ambiente naturale che non sia stato segnato dal passaggio dell’uomo, dalle cime delle montagne agli abissi marini. Alcuni dei paesaggi più celebri, come le dolci colline toscane o la campagna romana, non devono il loro successo alla loro forma originaria, ma a quella acquisita in conseguenza all’azione dell’uomo. Proprio per questo, in alcuni casi – in verità sempre più rari - il paesaggio è oggi considerato un “bene culturale”, da tutelare e conservare in quanto segno dei secoli e quindi paradigma della storia.

Sin dai tempi più remoti, la Brianza è stata una meta di villeggiatura, apprezzata per il suo clima salubre e per il ricco patrimonio ambientale: dall’epoca di Teodorico era considerata un luogo ideale per chi volesse sfuggire dalla città e riposarsi a contatto con la natura.
Nel tempo, l’indefesso lavoro dell’uomo aveva trasformato le fertili pianure in ordinati coltivi e laddove il terreno non era adatto all’agricoltura, aveva dato vita ad attività artigianali che andavano ad affiancare il lavoro nei campi, definendo così quel modello tipico che è stato per lunghi anni il presupposto caratterizzante dell’economia locale.
Intorno a Monza, capoluogo non solo politico ma anche culturale del territorio, si andavano sviluppando villaggi, contrade, ville e pievi, ristorate dall’acqua dei fiumi e raffrescate dall’ombra dei boschi. Si andava così sviluppando un proverbiale equilibrio che appariva in tutta la sua maestosa compostezza anche da quelle poche alture che sovrastavano il piano e che da luogo di rifugio, utilizzato durante i conflitti per scampare al pericolo, si trasformarono in punti panoramici celebrati da illustri viaggiatori come Stendhal.

Paolo Diacono, storico longobardo e monaco a Montecassino, racconta che la Regina Teodolinda scelse proprio Monza per fondare nel 595 - in un luogo ameno, sulla riva del fiume Lambro – la sua dimora estiva da cui diede avvio, a partire proprio dalla cappella palatina, all’evangelizzazione del popolo longobardo. Era il primo nucleo della basilica regia dedicata a San Giovanni Battista, ricostruita nelle forme attuali a partire dal 1300, le cui straordinarie tracce d’arte vivono ancora oggi nel magnifico Museo e Tesoro del Duomo. Opere spesso caratterizzate da un forte rapporto, anche formale, con la natura a cominciare dalla Corona Ferrea, reliquia della Croce di nostro Signore ed emblema del regno d’Italia, composta da sei placchette auree ornate, oltre che da gemme, da rosette e smalti con decorazioni vegetali.

A partire dal medioevo - periodo in cui si diffondono le celebri pievi romaniche del territorio tra le quali brilla, ancora oggi, il complesso di Agliate - inizia l’egemonia dei Visconti su Milano, così come sui territori briantei, proprio a partire da Desio dove nel 1277 essi sconfiggono definitivamente i Della Torre, loro antagonisti.
Dopo solo tredici anni, nel 1290, l’amministrazione del libero comune di Monza decide la costruzione in forme gotiche del suo celebre Arengario, simbolo della Civitas cittadina, della sua operosità e di un benessere legato sia all’agricoltura che alla manifattura. Sotto le volte, nella loggia, si tenevano i commerci mentre al piano superiore erano amministrati il governo e la giustizia. All’industria laniera, affermatasi grazie agli Umiliati nel XII secolo, cominciava ad affiancarsi l’industria serica, decisiva per la trasformazione economica del territorio e dell’intera Lombardia quanto, a partire dal XVI secolo, in essa cominciarono a confluire gli ingenti capitali delle famiglie nobiliari.
Questi due secoli saranno fondamentali anche per la rinascita della Basilica di San Giovanni Battista - perno della vita cittadina oltre che emblema della sua comunità - beneficiata dagli interessi che gli stessi Visconti riponevano negli antichi simboli longobardi che essa custodiva. L’edificio prendeva forme nuove a partire dalla metà del Trecento con l’intervento dell’architetto e scultore Matteo da Campione, e poi un secolo dopo con gli affreschi che gli Zavattari dipinsero per la Cappella di Teodolinda, fino alla fine del Cinquecento con l’avvio della trasformazione decorativa dell’intero edificio nelle nuove forme del linguaggio barocco, che si protrarrà fino al Settecento inoltrato.

Con la dominazione spagnola si infeudarono nel territorio numerose famiglie nobiliari che, come si è accennato, promossero l’industria ed eressero prima fortificazioni, a presidio del territorio, e poi, come nel remoto passato, ville di delizia circondate da sontuosi giardini. Tra i numerosi esempi lasciati dal tempo, emergono alcuni edifici paradigmatici proprio del rapporto tra uomo e natura, come il casino di caccia di villa Arese Borromeo ad Oreno - con un importante ciclo di affreschi tardogotici conteneti scene di natura, vicini per cultura figurativa alla citata cappella di Teodolinda del Duomo di Monza – o il palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno - anch’esso mirabile esempio di equilibrio tra cultura e natura con i suoi affreschi seicenteschi popolati da poetici scorci di paesaggio. Ma è la villa arciducale di Monza l’apoteosi di quell’edilizia patrizia che fa della Brianza un unicum in tutto il mondo proprio nella capacità di coniugare artefatti ed esempi di natura. Capolavoro del neoclassicismo europeo, fu edificata su disegno dell’architetto Piermarini in soli tre anni a partire dal 1777 per Ferdinando d’Asburgo-Este, divenne poi Villa Reale in quanto dimora del vicerè Eugenio di Beauharnais e infine residenza estiva di Casa Savoia. Grazie a Napoleone nasce per decreto, nel 1805, il Parco Reale che con i suoi settecentocinquanta ettari è uno dei più straordinari “monumenti di natura” progettati e costruiti dall’uomo, oltre che il più vasto giardino cintato d’Europa.

Quanto è stato descritto fin qui, è rimasto pressoché immutato fino alle soglie del Novecento. A partire dai primi anni del secolo, e in maniera più massiccia dagli anni Cinquanta, il boom economico ha trasformato la Brianza in una delle zone più industrializzate e popolate del pianeta. La prevalenza delle aree intensamente antropizzate su quelle ancora “naturali” si è fatta talmente preponderante che queste ultime sono state oggetto di tutela, a volte tardiva, da parte sia di istituzioni illuminate che della stessa società civile, oggi sempre più attiva nella salvaguardia dei beni culturali e ambientali. Quell’iniziativa privata che ha determinato l’imprenditorialità briantea a partire dal XII secolo, è oggi quindi anche custode del suo passato, dei segni emblematici che sono arrivati fino a noi e che oggi possono ritornare nella loro eccellenza magistrale ad essere la testimonianza di un percorso unico e irripetibile.
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particolare del Duomo
particolare del Duomo
particolare della facciata
particolare della facciata
particolare del Rosone
particolare del Rosone
particolare della facciata
particolare della facciata
particolare del campanile
particolare del campanile
particolare del Duomo
particolare della facciata
particolare del Rosone
particolare della facciata
particolare del campanile